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Integratori ed invecchiamento cerebrale

Integratori ed invecchiamento cerebrale

È possibile, attraverso adeguate strategie nutraceutiche, supportare adeguatamente la fisiologia cerebrale, promuovere un mantenimento delle funzioni cognitive nel tempo, ridurre i danni ossidativi a livello neuronale ed evitare così un invecchiamento patologico del nostro cervello?

Si tratta di un argomento estremamente rilevante, soprattutto nell’ottica di prevenire l’instaurarsi di patologie neurodegenerative collegate all’invecchiamento, che negli ultimi anni stanno aumentando in modo preoccupante a livello globale.

INVECCHIAMENTO E MORTE NEURONALE

Il cervello è l’organo del corpo che invecchia più velocemente e in maniera più significativa rispetto a tutti gli altri tessuti dell’organismo. Infatti, i neuroni non si duplicano né si rigenerano (lo fanno solo in aree limitate e rimpiazzo è limitatissimo). Di conseguenza, una volta morte, non vengono sostituite da nuove cellule.

METABOLISMO OSSIGENO E DANNO DA RADICALI LIBERI

Inoltre occorre ricordare che il cervello è una struttura ad alto metabolismo energetico. Infatti, il cervello utilizza grandi quantitativi di ossigeno (1/3 dell’ossigeno che respiriamo è usato dal cervello) e, quindi, produce molti radicali liberi, sostanze altamente reattive, in grado di procurare danni irreversibili a livello cellulare.

Le membrane cellulari dei neuroni, inoltre, sono caratterizzate da un’alta concentrazione di acidi grassi polinsaturi, che rappresentano un substrato ideale per il danno ossidativo.

Il cervello in alcune aree presenta poi un’alta concentrazione di ferro e rame, metalli che sono in grado di catalizzare la produzione di forme radicaliche molto dannose (reazione di Fenton).

BASSA CONCENTRAZIONEDI ANTIOSSIDANTI ENDOGENI

Inoltre, e questo rappresenta quasi un paradosso, il cervello ha una bassissima concentrazione di antiossidanti endogeni (proteici e non). Ad esempio, i livelli di glutatione, di superossidodismutasi e di catalasi sono circa 1/5 rispetto a quelli del fegato. Di fatto, quindi, il cervello è per sua natura estremamente esposto allo stress ossidativo e di conseguenza invecchia più precocemente di altri tessuti.

Declino cognitivo, difese naturali e dieta

Negli ultimi anni l’incidenza delle patologie neurodegenerative, e in particolare la malattia di Alzheimer, sta aumentando in maniera esponenziale nei Paesi industrializzati, e anche in quelli in via di sviluppo. In quest’ottica di emergenza socio-sanitaria, l’eventuale disponibilità di sostanze che aumentino le difese naturali del cervello, rallentando la morte dei neuroni e prevenendo l’insorgenza di patologie cognitive è sempre più rilevante.

La maggior parte dei casi di malattia di Alzheimer è sporadica, con eziologia multifattoriale, in cui le differenze ambientali e genetiche possono agire come fattori di rischio.

Tra le variabili ambientali, la dieta rappresenta sicuramente quella maggiormente in grado di influenzare il nostro stato di salute e la qualità dell’invecchiamento, e questo sembra essere vero anche per il cervello.

L’Alzheimer Association ha concluso che oltre alla regolare attività fisica, al controllo dei fattori di rischio cardiovascolari e al continuo “allenamento” mentale, un elemento critico nel ridurre il rischio di sviluppare deficit cognitivi e demenza durante l’invecchiamento è costituito dalla dieta, identificando nello specifico la dieta mediterranea come la migliore strategia nutrizionale per mantenere una corretta funzione cerebrale.

Numerosi studi epidemiologici e osservazionali e, recentemente, anche solidi studi di intervento hanno sottolineato l’importanza di alcuni composti contenuti nel cibo nel supportare una corretta fisiologia cerebrale e nel condizionare i processi cognitivi e il tono dell’umore.

Il ruolo di nutrienti essenziali, di composti non essenziali e addirittura di non nutrienti derivati dalla dieta e l’uso di sostanze nutraceutiche in grado di interferire positivamente su infiammazione e stress è, quindi, sempre più considerato una potenziale strategia preventiva nei confronti delle patologie neurodegenerative e dell’invecchiamento cerebrale in generale.

Oltre al glucosio, benzina da cui dipendono le funzioni cerebrali, molti altri nutrienti essenziali risultano fondamentali per una corretta fisiologia neuronale, come ad esempio la maggior parte delle vitamine, e in particolare quelle del gruppo B.

Vitamine

In generale, il cervello è particolarmente sensibile a carenze vitaminiche: soprattutto alcune vitamine del gruppo B svolgono un ruolo cruciale nel mantenimento della fisiologia cerebrale.

Acidi grassi polinsaturi omega-3

Le due principali classi di acidi grassi polinsaturi (PUFA) sono gli acidi grassi essenziali omega-3 e omega-6 : oltre a fungere da substrato energetico, svolgono un ruolo importante come componenti dei fosfolipidi che formano le strutture delle membrane cellulari, e costituiscono il substrato da cui vengono prodotti fondamentali molecole regolatorie dei processi infiammatori, del tono vasale e della coagulazione.

Nell’uomo una dieta deficitaria in omega-3 è stata associata a un aumentato rischio di sviluppare numerosi disturbi del comportamento e disordini mentali, inclusi deficit cognitivi e demenza.

Fosfolipidi

I fosfolipidi sono i mattoni molecolari alla base della struttura delle membrane cellulari e rappresentano siti dinamici delle funzioni di segnale e della maggior parte dei processi vitali delle cellule.

Colina

Uno studio condotto su 1391 persone adulte/anziane non affette da demenza, ad esempio, ha dimostrato una correlazione positiva tra livelli di assunzione di colina con la dieta e funzioni mnemoniche. Lo stesso studio ha anche evidenziato una correlazione tra assunzione di colina e dimensioni della materia-bianca cerebrale.

Fosfatidilserina

La fosfatidilserina (PS) e il principale fosfolipide acidico dell’organismo e si trova particolarmente concentrato nel cervello, costituendo circa il 15% dei fosfolipidi della corteccia cerebrale; supporta numerose funzioni cellulari particolarmente importanti per il cervello.

Studi condotti con PS derivata da organismi marini (KRILL) e quindi ricca in omega-3, principalmente DHA, hanno ottenuto risultati significativi in termini di miglioramento delle funzioni cognitive. In particolare, due studi clinici condotti su soggetti anziani affetti da deficit cognitivi lievi hanno dimostrato significativi miglioramenti relativi alle funzioni mnemoniche.

L-acetil carnitina

Tra i composti endogeni non essenziali in grado di influenzare le funzioni cognitive e la fisiologia cerebrale un posto di rilievo appartiene alla L-acetil carnitina (LAC), elemento importante nel metabolismo energetico del cervello, come di altri tessuti.

La supplementazione è stata proposta negli ultimi anni come un nutraceutico ad azione neuroprotettiva, grazie alla sua capacità di migliorare, a livello cerebrale, il metabolismo e la funzione mitocondriali.

L-teanina

La L-teanina (L-glutamiletilamide) è un aminoacido non proteico che si ritrova in particolare nella Camelia sinensis, la pianta del tè. A livello cerebrale agisce come un neurotrasmettitore (azione recettoriale diretta o attraverso la modulazione di altri neurotrasmettitori), con influenze sui processi cognitivi, sulla memoria e sul tono dell’umore. In particolar modo la L-teanina agisce modulando i livelli cerebrali di GABA, stimolando la produzione di onde cerebrali di tipo alfa (rilevate con EEG) e provocando una sensazione di rilassamento e di benessere.

Estratti vegetali (botanicals)

Curcuma longa

Il suo utilizzo principale riguarda le condizioni infiammatorie delle articolazioni e la protezione dallo stress ossidativo in vari organi. Sia il danno ossidativo sia i processi infiammatori sono condizioni fortemente associate anche all’invecchiamento cerebrale patologico, in particolar modo nelle patologie neurodegenerative croniche quali la demenza di Alzheimer. In tal senso l’utilizzo di una supplementazione a lungo termine con un composto come la curcumina, in grado di modulare efficacemente stress ossidativo e infiammazione, è stato ampliamente esplorato dalla ricerca scientifica.

Ginkgo biloba

Il Ginkgo biloba (GB) è un albero antichissimo, già presente sul pianeta 270 milioni di anni fa, originario della Cina, ma oramai coltivato e ampiamente presente anche in Europa e in America. Come integratore il GB è ampiamente utilizzato contro i disturbi di memoria e per le condizioni che, soprattutto durante la terza età, sono associate alla riduzione del flusso di sangue al cervello. I meccanismi d’azione sono molteplici e non si limitano all’azione sul tono vascolare. Le diverse componenti attive presenti nell’estratto agiscono contemporaneamente, nel contesto cerebrale, a più livelli molecolari, attraverso molteplici meccanismi d’azione in grado di sortire effetti benefici sulle funzioni cognitive (modulazione dei neurotrasmettitori) e in termini di neuroprotezione (azione antiossidante e di protezione mitocondriale).

Bacopa monnieri

La Bacopa monnieri è una pianta acquatica indiana, tradizionalmente utilizzata nel sistema medico ayurvedico per migliorare memoria e processi cognitivi, e anche per promuovere la longevità. I componenti attivi presenti negli estratti di Bacopa monnieri sono i triterpeni e i bacosidi o bacopasidi, strutturalmente simili ai ginsenosidi presenti nel ginseng. In studi condotti su animali i bacosidi hanno dimostrato una potenziale attività neuroprotettiva, una rilevante capacità di migliorare gli aspetti legati ad apprendimento e memoria e una significativa attività antiossidante.

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